Moment of Truth: dietro le quinte del ritratto

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Sul finire dello scorso anno, ascoltavo spesso Lucio Dalla. Era uscita da poco la raccolta duvudubà. Sentivo qualcosa di emotivamente potente nelle canzoni, anche se non era la prima volta che le ascoltavo.

Qui puoi sbriciare la mia playlist su Spotify:

Vivevo in un mix di stati d’animo, avevo diverse cose per la testa.

Una sera, con totale naturalezza, mi sono detto: «E se facessi un disegno di Dalla?». Me lo sentivo per diverse ragioni. Di quelle che racconteresti ad un amico davanti ad un caffè, in un bar tranquillo, con un pomeriggio intero davanti.

Non disegnavo dal 2016. Ed ecco che a dicembre l’idea che avevo in testa ha iniziato lentamente a prendere vita, a cavallo tra il mio «bunker» a Milano e il profondo Veneto.

Un po’ come veniva, sia chiaro. Mica ho uno studio, o un cavalletto, come gli artisti veri che si vedono nei film.

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Ho scelto uno scatto famoso, a mio avviso, uno dei più espressivi: quello di Renzo Chiesa, che è diventato poi la copertina di Dalla, il nono album dell’artista bolognese.

Avanzavo a piccoli passi. Molto piccoli.

Nel momento in cui ho iniziato il basco di lana con gli intrecci, volevo piantare tutto. Non sapevo come fare. Era complesso. Più complesso di qualsiasi altra cosa avessi disegnato prima.

Non c’erano tutorial su YouTube che spiegassero come fare. Sono andato per tentativi e una buona dose di pazienza.

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Mentre proseguivo, un giorno, su Instagram, ho notato un post sponsorizzato. Si trattava di un concorso per giovani artisti, indetto dal Comune di Venezia. «Artefici del Nostro Tempo» era il tema.

C’erano diverse categorie (pittura, poesia, fumetto…). Oltre a ricevere un premio in denaro, le opere vincitrici sarebbero state esposte alla Biennale di Venezia(!!!).

Inizialmente non sapevo se partecipare, poi diverse persone mi ci hanno fatto pensare su. In fondo, era una bella opportunità.

Mi ero convinto, ma me l’ero presa con comodo. Pensavo di avere tempo a sufficienza per finire il ritratto. Gradualmente, però, tra nuovo lavoro e altri impegni, ho iniziato a disegnare con meno frequenza.

La scadenza del concorso si avvicinava e ad un certo punto mi sono detto: «O fai un sacrificio, o perdi un’occasione». Mi mancava più di metà disegno. Ero indietro e non sapevo effettivamente se sarei riuscito a finire.

Da quel momento, per una quindicina di giorni, ho sfruttato tutti i ritagli possibili. Dormivo, mangiavo, lavoravo. Tutto il resto del tempo lo dedicavo a disegnare: un po’ la mattina presto, un po’ la sera prima di dormire.

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La domenica prima della consegna ho disegnato 8 ore! Temevo di non farcela. Il problema qui è che non puoi scendere a compromessi. Puoi andare un po’ più veloce, o cercare di restare concentrato più a lungo, ma non puoi barare.

Vale la regola delle cose importanti: devi dedicarci il tempo che serve.

Sono riuscito a partecipare per un soffio. A prescindere dall’esito, non volevo avere nessun rimpianto. Dopo più di 50 ore di matita alla mano, ho provato una grande soddisfazione nel vedere il risultato finale.

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Ho inviato «Moment of Truth» – così ho intitolato il disegno – al concorso, con questa breve descrizione:

L’opera racchiude il sogno, l’insicurezza, il coraggio. È la sintesi del cambiamento.

Lo sguardo è sognante, rivolto verso l’alto. Cerca la proiezione della mente in un futuro ancora astratto e intangibile. Sa che non c’è limite alla creatività, e che là fuori c’è tutto lo spazio per potersi esprimere.

Coperta dal basco, che ricorda un guscio, si cela la volontà di cambiare. Un cambiamento agli albori, che con timidezza cerca la sua forma nello spazio e nel tempo. Ciò che è percepito, ma non si rivela, altro non è che un sogno nel cassetto che garbatamente scalcia. C’è la scintilla – e lo sguardo ne è testimone – ma non ancora l’azione.

È il momento in cui ci è richiesto il coraggio. È il momento in cui abbiamo l’occasione di manifestare chi siamo. È il momento della nostra verità.

Ed è in quell’istante
che diventiamo a tutti gli effetti
gli Artefici del Nostro Tempo.

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Com’è andata a finire?

L’iniziativa ha riscosso grande successo. Hanno partecipato più di 2.200 artisti – dall’Italia, alla Cina – e… beh, non sono arrivato tra i finalisti. Ma direi che è un giusto epilogo. Dopotutto, questo disegno è germogliato da radici strettamente personali, molto lontane da quelle della competizione.

Ora non mi resta che trovargli una parete luminosa e regalargli la cornice che si merita.

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Federico Marte

Digital Strategist dal DNA creativo. Scrivo per diletto, disegno per passione.