Archeologia ai tempi del coronavirus

È un periodo pieno di incognite. E non so dirlo. Non so dire se sia inguaribile ottimismo, oppure innocente ingenuità: sento che dietro i tanti punti interrogativi che ho davanti, sulla mia strada, si nascondono cose buone.

L’isolamento a Milano dura ormai da diversi giorni… Facciamo pure settimane. «Le mie toste giornate filavano così / tra email ai clienti e call su Microsoft Teams». Ma anche film, gelato, i piatti di quando ero studente all’università. Aggiungiamoci qualche esercizio a corpo libero, abbondanti chiacchiere al telefono e la nuova routine è fatta.

Chi mi conosce sa quanto mi piaccia viaggiare. Solitamente, in questo periodo, iniziavo a dare un’occhiata alle possibili mete estive. Oggi, nel vedere le giornate allungarsi, non riesco a non pensare alla mia stagione preferita. Ripenso alle estati vicino casa con gli amici di una vita, ma anche a quelle in capo al mondo con perfetti sconosciuti.

Insomma, mi chiedo, che diamine c’è su questo pianeta? Che persone ci sono? Come vivono? Che paesaggi scorrono davanti ai loro occhi, la mattina, andando a lavoro? Che odori respirano, quando escono di casa per vedersi con i loro amici? Frutta? Cacao? Smog? O che silenzi ascoltano, alla guida delle loro auto, con la radio spenta, avvolti dalla grandezza della natura?

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Ca**o se è bello viaggiare.

È un concetto che leghiamo spesso alla fisicità: viaggiamo in aereo, in treno o in macchina. Eppure, io sono quasi certo che hai viaggiato qualche secondo, leggendo le righe sopra. Almeno, io l’ho fatto scrivendole, seduto sulla solita sedia di casa, che nelle ultime settimane ha sapientemente memorizzato la forma del mio sedere.

Ecco un lato positivo di questo stare a casa: posso viaggiare, senza biglietto, un po’ dove mi pare. Sia per luoghi sconosciuti, sia per altri solo dimenticati. Sì, perché se da un lato amo viaggiare nel senso più materiale del termine, dall’altro apprezzo il tempo della staticità fisica, dedicato a scavare dentro sé stessi.

Sarà che da bambino sognavo di fare l’archeologo e le due cose sembrano strettamente collegate: scavi senza sapere cosa troverai, ma sai che qualsiasi cosa troverai sarà preziosa.

Una sera ritrovi le belle sensazioni di una vecchia storia d’amore, un’altra sera la profonda gratitudine che hai verso i tuoi genitori, un’altra ancora l’immagine del futuro che desideri costruirti.

Mi manca vedere in carne ed ossa le persone a cui voglio bene. Penso sia così per tutti. Ma credo che questa temporanea forma di asocialità ci possa aiutare ad apprezzare la socialità molto più di prima.

Ieri mio nonno al telefono mi ha detto: «Non vedo l’ora di rivederti». Mio nonno! Che è burbero e simpatico allo stesso tempo, ma che non si lascia mai scappare frasi così. È uno di quelli che ti dimostra che ti vuol bene con i fatti, più che con le parole. Tipo andando a prendere il pane fresco dal fornaio ogni mattina.

Mi ha riempito il cuore quella frase.

Può essere snervante, noioso, difficile, questo stare chiusi in casa. Lo so. Ma non è che per caso ci fa bene?


Cover photo credits: Russ McCabe

 

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