2018

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Mi trovo combattuto. Così abituato ad etichettare le esperienze, a categorizzare i ricordi, ad aggettivare la vita.

Quest’anno non lo riesco a mettere in una scatola con una scritta a pennarello di fuori. Sarebbe fin troppo sbrigativo. Posso, però, provare a riprenderne i frammenti e osservarli con la mente più lucida.

Alcuni di essi sono ancora duttili: li maneggerò con riguardo e li terrò sul palmo quanto basta.

Primo frammento

Le giornate passavano dai workshop con i clienti, alle schitarrate dei colleghi in pausa pranzo. A inizio anno il lavoro filava bene. C’erano le basi per crescere, l’ambiente giusto per collaborare, le condizioni affinché l’impegno e i risultati venissero apprezzati.

Una situazione, come tante, formata da un costante equilibrio temporaneo, in cui agiscono diverse variabili.

Non sappiamo mai fino in fondo che effetti può avere lo spostamento di una variabile. Ci ostentiamo a creare previsioni attendibili, perché vogliamo essere padroni e controllori del nostro futuro. La verità è che possediamo “poteri” più limitati di quel che pensiamo.

Quell’equilibrio, con il passare delle settimane, è venuto a mancare. Lasciare il lavoro, prima dell’estate, è stata una scelta tutt’altro che semplice. Una scelta che ha portato con sé rabbia, delusione, smarrimento. Ma anche idee nuove, voglia di rimettersi in gioco e di migliorare.

Per qualcuno una scelta coraggiosa, per qualcun altro «naif», ingenua. Per me è stata soltanto la decisione migliore da prendere in quel momento, per come mi sentivo.

Dopo un anno e mezzo di progetti, porto con me un bagaglio di esperienza di grande valore, la gratitudine nei confronti di alcune persone, ma soprattutto, la consapevolezza di poter fare bene nel mondo del lavoro.

Secondo frammento

Nel corso di quest’anno ho partecipato a due competizioni, un po’ per caso, che mi hanno regalato grandi soddisfazioni.

Mi riferisco agli hackathon di Vodafone e di Unilever. Due esperienze estremamente positive, due vittorie inaspettate.

In entrambi i casi, forse, la soddisfazione più grande è stata quella di aver realizzato degli ottimi progetti collaborando con persone sconosciute, in diverse lingue.

Lavorare quasi 24 ore, con qualche ora di sonno sul pavimento, per poi presentare davanti a manager cazzuti, per me è stato allo stesso tempo sfidante e dannatamente gratificante.

Con Unilever l’avventura è addirittura continuata ad Amsterdam con un corso di formazione nella scuola di Growth Hacking n.1 in Europa.

È stata un’esperienza fuori dall’ordinario, una di quelle che non ti scordi più, in cui ho conosciuto delle persone davvero in gamba.

Terzo frammento

Questo frammento ha il nome di una persona e il cognome di una città.

La maggior parte del bello di questo 2018 ha visto l’alba e il tramonto sotto la medesima volta.

Un inciso di vita che con l’energia e l’emozione ha superato di gran lunga il tempo delle lancette.

Quarto frammento

Buio.

Non sapevo esattamente cosa fare dopo aver lasciato il lavoro. O meglio, avevo qualche idea, ma non avevo un vero e proprio piano B. Ho fatto l’unica cosa che mi riusciva naturale: sperimentare.

Ci sono stati bassi, alti, bassissimi. Ho passato giorni interi in casa a sistemare CV e LinkedIn. Ho fatto colloqui per Google, avvicinandomi a realizzare un sogno nel cassetto.

Ho letto libri su libri: psicologia, modelli di business, growth marketing. Ho seguito corsi online. Mi sono lanciato in solitaria in aperitivi e meet-up. Ho parlato con professionisti su Skype, ho parlato con amici di persona, sempre in cerca di confronto e consiglio.

Ho cercato di mettere in pratica tutta la “teoria” che il mio cervello stava assorbendo. Volevo trasformare una vaga idea che avevo in testa in un progetto concreto: in qualche modo, aiutare le persone ad essere soddisfatte del proprio lavoro.

Ho incontrato delle complessità che mi hanno frenato e che mi hanno messo nuovamente di fronte ad un grande punto interrogativo. La risposta? Ancora una volta non scontata.

Ma quanto ho imparato in così poco tempo! Forse come mai prima, nemmeno all’università.

Nuova fine, nuovo inizio, tutto scorre

È di nuovo dicembre, e presto sarà di nuovo gennaio. La fine e l’inizio del calendario. L’ennesimo passaggio dal Via, lungo la traiettoria della nostra orbita. Nient’altro.

Ma a noi piace far combaciare gli astri con la nostra vita. Per cui nascono i buoni propositi, i nuovi inizi, le nuove abitudini, i nuovi progetti, le nuove idee…

Sarà semplicemente che la frenesia e la routine si fanno un po’ da parte e ci sentiamo in dovere di essere più riflessivi, più umani.

È stato un anno con la valigia sempre aperta, un anno con la voglia di investire in progetti duraturi, un anno in cui sono naufragato un paio di volte.

Ancora non so etichettarlo, questo 2018. È stato un saliscendi continuo, che mi ha messo più di una volta sottosopra.

Ma che importa, no? Sta bene anche così, senza etichette.

Guardo il 2019 arrivare, carico, ricco di idee e di voglia di fare. Di nuovo: percorrerò le strade in direzione delle mie mete. Chiederò indicazioni se perderò la bussola. Mi godrò il viaggio – mi auguro – in buona compagnia.

Photo cover by Robson Hatskukami Morgan


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